Books

Alcuni libri ai quali ho collaborato 

2030 LA TEMPESTA PERFETTA

COME SOPRAVVIVERE ALLA GRANDE CRISI

   di Donato Speroni

Per l’autore ho svolto ricerche di materiale, di temi da trattare, di specialisti nei settori ambientale, demografico, tecnologico per preparare il lavoro dell’autore nei capitoli sulle città e sui cittadini

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OCCHI DI MASCHIO

LE DONNE E LA TELEVISIONE IN ITALIA. UNA STORIA DAL 1954 A OGGI

di Daniela Brancati

L’ultimo capitolo “Cronologia essenziale” è stato eleborato e scritto da me

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WOMENOMICS

 SCRIVI LE REGOLE DEL TUO SUCCESSO

 di Claire Shipman e Katty Kay

Per Cairo editore ho organizzato, a Roma, la presentazione di questo libro nella fondazione Ateneo Impresa.

Sono intervenuti al dibattito: Daniela Brancati, giornalista e imprenditrice, Amalia Rossi, imprenditrice, Monica Soldano, direttore di Vita di Donna.org, Elisa Manna, dirigente del Censis, Donato Speroni, giornalista economico, moderatrice Benedetta Centovalli, direttore editoriale di Cairo Editore

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L’INTRIGO SAUDITA La strana storia della maxitangente Eni-Petromin 

di Donato Speroni

Di misteri la nostra storia italiana ce ne ha regalati tanti, ma almeno uno di questi può essere archiviato come “svelato” o, per meglio dire, ripercorso e forse in parte risolto: la più grande delle tangenti che l’Italia avrebbe pagato ai partiti, in realtà non fu mai corrisposta o per lo meno non come, in un clima di generale diffidenza, molti credettero.

Bisogna tornare al 1979: l’Italia attraversava uno dei momenti più critici della sua esistenza, Aldo Moro era stato ucciso e di lì a poco la strage di Bologna avrebbe messo in ginocchio il Paese, la rivoluzione iraniana aveva sconvolto il mercato facendo schizzare il prezzo del petrolio a 30 dollari al barile (di allora, si badi bene) e le pressioni sul nostro Governo perché concludesse buoni affari per procurare del greggio erano incessanti.

In quello scenario, la società petrolifera di Stato dell’Arabia saudita Petromin propose all’Eni un contratto in cui si impegnava a fornire all’Italia un mare di oro nero: 92,5 milioni di barili in tre anni al prezzo base di 18 dollari al barile.
L’accordo era conveniente, anche se prevedeva una cosiddetta “mediazione” di 116 milioni di lire (400 milioni di euro di oggi) da versare agli arabi tramite una società panamense. Il presidente del Consiglio Giulio Andreotti approvò la transazione e il suo successore Francesco Cossiga lo definì «Un meraviglioso contratto».

Subito esplose un maxiscandalo a causa di irregolarità formali e poca chiarezza, che infuocò il dibattito parlamentare e la stampa italiana ed estera, mandando a monte l’accordo e obbligando alle dimissioni il presidente dell’Eni Giorgio Mazzanti.

Le tesi sull’accaduto furono molte, anche perché qualcuno mise in giro documenti fabbricati ad arte per fare opera di disinformazione. Prevalse la convinzione che si trattasse di una operazione di finanziamento illecito dei partiti all’ombra della P2 di Licio Gelli. nelle cui liste comparirà in seguito il nome di Mazzanti, così come quello del suo principale avversario all’interno dell’Eni, Leonardo Di Donna.

In realtà a distanza di trent’anni una cosa sembra essere appurata: non ci sono prove di un rientro di quei soldi in Italia, così come sentenziarono i magistrati e la Commissione Inquirente del Parlamento dopo anni di indagini. Semmai, è probabile che il contratto sia stato boicottato dai servizi segreti di qualche potenza straniera per impedire che i sauditi finanziassero i palestinesi dell’Olp, d’accordo con gli italiani che volevano evitare la saldatura tra palestinesi e Brigate Rosse.

Chi scrive è il giornalista professionista Donato Speroni, che fu molto vicino a tutta la vicenda, essendo a quel tempo il responsabile delle relazioni esterne dell’Eni e quindi uomo a stretto contatto con le politiche e dinamiche che hanno mosso il Paese.

«Sono oggettivo nella mia ricostruzione?- scrive Speroni nell’introduzione – Ho cercato di esserlo. […] Ho cercato […] di lavorare su elementi accertati, testimonianze e documenti, utilizzando i ferri di cronista della politica e dell’economia che ho esercitato per quarant’anni. Ho isolato (in corsivo) le mie testimonianze personali in fondo a ciascun capitolo, proprio per non inquinare l’obiettività del racconto, ma semmai per corredarlo con alcuni fatti in più».
In appendice al testo, una lunga intervista inedita a Francesco Cossiga, che con lucidità dà la sua interpretazione della presunta tangente e offre ulteriori chiavi interpretative.Sul sito http://www.intrigosaudita.it è possibile inoltre visualizzare alcune sezioni del testo e accedere a parte dei documenti originali, consentendo a tutti di formarsi un’idea propria.

http://intrigosaudita.wordpress.com/

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I NUMERI DELLA FELICITA’

di Donato Speroni

Ho aiutato l’autore a promuovere la presentazione del libro tramite web e nelle università

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PRESENTE CONTINUO

di Vittorio Sanna

Quando Vittorio Sanna, architetto di 34 anni, modenese trapiantato a Roma, mi ha mostrato il suo libro di poesie, devo confessare che ho temuto di dovergli fare dei complimenti non sentiti.

Così ho preso il libricino di appena 40 pagine pubblicato edito dalla LietoColle e ho ringraziato.

Ebbene, Presente continuo è un libro speciale, griderei al genio, ma non ho alcuna autorità per farlo. Dico solo che le poesie di Vittorio sono strabilianti nella loro semplicità e vicinanza al lettore e catturano la mente e il cuore. Parlano della natura, delle minuzie quotidiane, ma sempre con una spruzzata di animismo, di ironia, di incredulità.Vittorio introduce la sue poesie con le parole di W. H. Auden: Sospetto che senza alcun senso del comico non si possa oggi scrivere versi sinceri. Le poesie di Presente continuo sono affini a questa massima e l’intento dei versi appare spesso quello di prendersi gioco di te lettore, di sé scrittore e delle cose che descrive. 

Sei un architetto, perché hai deciso di cimentarti nelle vesti del poeta? 

VS: Scrivo da quando ho 13 anni, è una pratica naturale, seppur discontinua. Sento, non di sovente, un implulso. Lo seguo, penso, come una celebre frase di Cocteau recita, che il poeta, più che scrivere o inventare versi, ascolti. Questi sono versi scritti nel corso di circa tre anni. Il libro è circolato in fotocopie tra gli amici. Ho deciso di spedirlo per una pubblicazione grazie al loro consiglio. Essi mi hanno fatto capire che la poesia è soprattutto un dono che si offre al lettore.

Che cos’è il “Presente continuo” che da il titolo alla raccolta? 

VS: E’ importante -per una lettura più approfondita- sapere che il titolo racchiude molto della silloge.

Presente continuo, titolo suggeritomi dall’artista Carla Cadinaletti, (l’artista della scultura raffigurata sulla copertina di Presente continuo, nda) significa capire il momento presente senza perdersi nella malinconia di un passato che non può mutare o bramare un futuro che ancora non è. E’ un pensiero tanto semplice quanto difficile da seguire . Questo oltre ad essere una pratica di vita, è anche un’attitudine letteraria: significa ricercare il linguaggio personale che sia proprio del momento storico e spingerlo verso il suo sviluppo più compiuto.

A seguire una delle poesie della raccolta, si intitola La mattina

Scoprire la mattina

il giardiniere comporre versi

di sega a miscela e tigli,

il freddo, imbalsamatore

di mani e lobi

dipingere tele astratte

di acqua e autunno

sulla terrazza

le V degli aghi di pino

le ,,, dei rametti

le Y dell’ulivo, le S dell’acacia,

le Ω delle piante grasse

la @ psichedelica del guscio di lumaca

le X dei passeri in alto

il . dei ciottoli.

Scoprire al mattino

i testi presenti in una passeggiata

ha dato al tempo, anche oggi

il suo spazio. 

Il libro è disponibile a Milano e a Sassari nelle librerie Feltrinelli e a Roma nelle librerie Croce e Odradek.

Si può ordinare online su : http://www.lietocolle.info/it/sanna_vittorio_presente_continuo.htm

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NON PARLATE AL CONDUCENTE

di Massimiliano Coccia

Massimiliano Coccia, scrittore, classe 1985, è di nuovo in libreria con “Non parlate al conducente” (Giulio Perrone editore), un libro di poesie sulla quotidianità nel mondo che cambia.

Perché questo titolo originale? Qual è il conducente a cui non parlare?

L’idea è nata mentre ero a Lisbona lo scorso anno. Sentivo l’esigenza di fare un prodotto puro, totale, senza scorciatoie, volevo fare un libro di poesia che segnasse una cesura netta rispetto al mio passato e che raccontasse le cose che vedevo con disincanto e bellezza. Lisbona, si sa, è una città ricca di salite, di tram che sferruzzano sui binari, una città che si affaccia sull’Oceano, e tutto questo mi è sembrato un segnale chiaro. Volevo scrivere qualcosa di difficile come un libro di poesie quindi difficile come una salita, qualcosa di forte come lo sferruzzare dei tram e qualcosa che avesse un respiro ampio, come il vento che arriva dall’Oceano. Il titolo invece è venuto fuori qualche tempo dopo, dalla poesia che chiude il libro. “Non parlate al conducente” era una scritta che campeggiava sui mezzi pubblici a Roma e che è un po’ metaforica dei tempi che viviamo, come a dire non disturbate il manovratore.

Nel libro sono presenti poesie che trattano anche temi sociali come “L’Italia”, “Il sonno”, “I compagni di Vicolo Savelli”…

La dimensione sociale della poesia è qualcosa di importante perché penso ancora che la parola possa salvare l’uomo, così come la bellezza, ma penso che le parole debbano essere coerenti rispetto alle azioni. Quello che ci sta uccidendo lentamente è l’incoerenza di chi ci governa, di chi si oppone e di chi pensa che basti una tornata elettorale per cambiare la situazione. E’ facile parlare nei salotti, difficile è costruire un’alternativa culturale vera, reale, che strappi milioni di giovani come me dall’idea di buttare un’esistenza dietro falsi miti, televisione e sciocchezze del genere. Se negli anni ’70 hanno mandato in malora una generazione con la droga, oggi hanno distrutto menti con la tv commerciale e con il pensiero unico. Fare poesia significa opporsi a questo.

Perché la poesia non vende in Italia?

Chiedetelo a chi non la compra! Penso comunque che non vende perché è un genere abusato, tutti dicono di avere delle rime nel cassetto e così in occasione di anniversari particolari della loro esistenza si rivolgono a case editrici a pagamento, che con cifre importanti stampano il  libro, fanno fare una presentazione e intasano il mercato, mettendo in circolo prodotti mediocri che allontano il lettore. Poi la poesia è insegnata in maniera pessima nelle scuole. Quanti di noi hanno della poesia un ricordo negativo per via di forzature estreme per farci imparare a memoria versi e quartine? Poi siamo sempre in Italia dove un ministro afferma che con la cultura non si mangia, quindi il genere e la categoria si scontra con un’ostilità di fondo. Però la poesia è alla base di tutto e ci salverà dal grigiore di questi tempi.

Nel libro ci sono alcune “poesie monografiche” mi ha colpito molto “La sedia di Carver”, come mai una poesia proprio su di lui?

Raymond Carver per me non è un semplice scrittore o un poeta, ma rappresenta qualcosa di più. Con i miei maestri spesso dialogo, dopo aver letto qualcosa di loro si crea un legame inscindibile e così ho voluto raccontare in poesia una visione, un momento.

Altro tributo contenuto nel libro è al pittore Alberto Sughi…

Alberto Sughi ho avuto il piacere di conoscerlo questa estate per un’intervista e l’ho trovato una persona eccezionale, con un animo grandioso. Ci sono incontri che sono come delle primavere e la conoscenza del Maestro Sughi mi ha aperto ad orizzonti artistici importanti.

In “Non parlate al conducente” ci sono anche i dipinti dell’artista Martina Donati, perché la scelta di accostare arte e poesia?

Perché sono discipline gemelle e poi mi andava di offrire al lettore una completezza poetica.
Chi si avventura nel mio libro entra in un mondo nuovo, popolato di personaggi, città, colori e odori. I quadri di Martina Donati sono stati il completamento naturale di questo mondo.

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