Intelligenza artificiale, il computer ragiona come un bambino di quattro anni

Fonte: Repubblica.it – In un esperimento dell’Università dell’Illinois di Chicago un super computer del Mit risponde a un test per misurare il quoziente intellettivo. I risultati sono sorprendenti: i punteggi che ottiene sono uguali a quelli di un bimbo in età prescolare. Le domande nelle quali ha più difficoltà sono quelle sul ‘perché’ delle cose

È UNA MACCHINA ma è in grado di ragionare come un bambino di quattro anni. A mostrare questo ultimo traguardo dell’intelligenza artificiale (Ai) è stato un esperimento del team del professore Stellan Ohlsson dell’Università dell’Illinois che ha sottoposto il super computer ConceptNet 4, sviluppato dal Mit di Boston, a un test di solito utilizzato per misurare il quoziente intellettivo dei bambini dai 2 ai 7 anni.

Già in molti tipi di attività i computer ottengono ottimi risultati, superando le capacità umane, pensiamo al gioco degli scacchi o ai calcoli aritmetici. L’importanza di questa ricerca risiede proprio nella possibilità di somministrare a una macchina un questionario studiato per gli esseri umani. “Lo stesso esperimento svolto 20 anni fa avrebbe ottenuto come risultato ‘zero'”, spiega David Orban, autore del saggio Singolarità. Con che velocità arriverà il futuro. “Questo dimostra da una parte una antropomorfizzazione delle caratteristiche dei computer, dall’altra la loro capacità di applicare il senso comune e considerare un contesto”.
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Le domande nelle quali si è cimentato ConceptNet 4 appartengono a cinque sottocategorie della prova Wechser Preschool and Primary Scale of Intelligence, usata generalmente per valutare le prestazioni dell’intelligenza verbale. “Anche se la comunità scientifica non ha ancora stabilito cosa sia esattamente l’intelligenza”, ammonisce la psicologa cognitiva dell’infanzia Dina Benetti. “Si tende a considerare sia la facoltà di ragionare in modo astratto, sia la capacità concreta di risolvere problemi. E questi”, precisa Benetti, “cambiano molto da bambino a bambino e secondo l’apprendimento ed educazione che il piccolo ha avuto”.

Le categorie in esame sono “informazioni”, “vocabolario”, “ragionamento con le parole”, “somiglianze” e “comprensione”. La categoria “informazioni” comprende domande quali “dove puoi trovare un pinguino?”; quella “vocabolario”, “cosa è un cane?”; nel “ragionamento con le parole” si chiede di identificare qualcosa attraverso tre indizi, ad esempio “puoi guardarci attraverso”, “è quadrata”, “la puoi aprire”; la categoria “somiglianze” prevede quesiti come “qual è l’elemento comune tra pioggia e neve?”; infine la categoria “comprensione” include domande come “perché le persone si stringono la mano?”.

I risultati ottenuti da ConceptNet 4 variano molto a seconda della sottocategoria, ottenendo dei buoni punteggi in “vocabolario” e  “somiglianze”, medi in “informazioni” e scarsi per quanto riguarda “ragionamento con le parole” e “comprensione”. “Se nelle risposte date da un bimbo riscontrassimo una tale disparità, questo potrebbe essere sintomo di qualche problema”, spiega il professor Robert Sloan, coautore dello studio. “Le maggiori difficoltà per ConceptNet 4 arrivano quando lo si interroga sul ‘perché’ delle cose”.5

Il processo che si attiva è infatti di tipo cognitivo, di sintesi e di comprensione dell’essenza degli oggetti, anche a partire da comportamenti abituali e regole sociali. In una parola: esperienza. Ecco perché il super processore ha difficoltà a spiegare perché due persone si stringono la mano: inizialmente risponde “per una crisi epilettica”, e solo con l’associazione di tutte le parole lo interpreta come segno di amicizia. “La rivoluzione esponenziale in atto”, spiega ancora Orban, “cambia la modalità con cui queste macchine elaborano le informazioni e producono reti di senso. Invece di utilizzare connessioni semantiche date a priori, oggi usano un nuovo approccio di autoapprendimento dal basso che gli permette via via di ‘imparare’ la relazione tra i significati”.

A distanza di 60 anni da quando John McCarthy coniò il termine ‘intelligenza artificiale’, definendola come “la scienza e l’ingegneria di fare macchine ragionanti”, queste hanno oggi raggiunto il livello di un bambino in età prescolare. Quanto tempo ci vorrà affinché ragionino come uno di 8? “E di 16? E così fino ad arrivare a una saggezza che trascende l’età dell’uomo. Il fatto che questi sistemi supereranno il nostro cervello non deve incutere timore”, prosegue Orban, “e in parte già avviene con molti sistemi complessi che ci circondano e che non comprendiamo fino in fondo”.

Secondo lo studioso in un futuro in cui delegheremo alle macchine intelligenti sempre più funzioni, faremo in modo che esse non entrino in conflitto con i nostri desideri e bisogni. “Ad esempio un disastro come quello della Germanwings è inammissibile. Così come un aereo è oggi in grado di decollare, volare e atterrare con un pilota automatico”, conclude Orban, “deve essere anche capace di capire che schiantarsi contro una montagna con dei passeggeri a bordo non può essere in nessun caso possibile e quindi rifiutarsi di eseguire l’ordine, valutando contesti, significati e conseguenze di quella azione”.

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