Contraccezione, l’Italia agli ultimi posti in Europa

Fonte: Repubblica.it – Nella giornata mondiale dedicata al tema si evidenziano i ritardi del nostro Paese. Tra i nodi la mancanza di campagne di sensibilizzazione e consulenza individuale per la scelta del contraccettivo, oltre che di una seria educazione sessuale a scuola. E dietro continua a esserci la colpevolizzazione della donna e del sesso non riproduttivo

“La prima proposta di legge per l’insegnamento dell’educazione sessuale nelle scuole italiane risale al 1904. Se fosse passata, saremmo stati un’avanguardia”, racconta in occasione della Giornata mondiale della contraccezione Emilio Aristi, ginecologo da 40 anni al lavoro per la tutela dei diritti sessuali e riproduttivi. Oltre un secolo dopo quell’iniziativa legislativa, in Italia oggi la contraccezione non sembra essere una delle priorità dell’agenda politica: peggio di noi in Europa solo Cipro, Romania, Lituania e Repubblica Ceca. A evidenziarlo è il barometro presentato dall’Ippf (International Planned Parenthood Federation), la più vasta rete globale di associazioni per la libertà e la salute delle donne, attiva in 170 Paesi, che ha valutato 16 nazioni Ue. Il quadro che emerge è poco rassicurante: l’Italia è al 12° posto, in coda alla lista come due anni fa, quando le realtà analizzate furono dieci. Tra i punti più critici c’è una mancanza di campagne di sensibilizzazione e consulenze individuali per le scelta dei contraccettivi, così come è scarsa la conoscenza anche tra gli addetti ai lavori dei diversi metodi disponibili.145304363-efa4de5d-f1d9-4585-b561-353640e94f8c

Secondo l’Ippf, gli Stati ai quali questi temi stanno più a cuore sono la Germania, al primo posto, seguita da Olanda e Danimarca, mentre la Svezia, quinta classificata, ha di recente previsto un rimborso a totale copertura degli anticoncezionali per le ragazze fino ai 21 anni, a carico della sanità pubblica.

Per Aristi a determinare il divario con l’Italia sono in particolare tre fattori: “La mancata educazione sessuale nelle scuole, l’inadeguata formazione del personale sanitario e la graduale demolizione dei consultori. Quei consultori che ho visto nascere – prosegue il ginecologo – istituiti esattamente 40 anni fa, e che ora vedo via via diventare più poveri, con meno risorse e personale, privati del ruolo di consulenti, come il nome suggeriva, e nel migliore dei casi trasformati in ambulatori”.

I parametri esaminati dall’Ippf sono otto, si va dalle scelte politiche alle campagne di informazione, dai rimborsi previsti all’emancipazione femminile attraverso l’accesso ai contraccettivi, ma in ognuno di questi l’Italia si colloca ben al di sotto della media, lontano dall’obiettivo della Giornata mondiale della contraccezione, che auspica “un mondo in cui ogni gravidanza sia desiderata”.

Ma tra spirale intrauterina, anello, cerotto ormonale, impianto sottocutaneo, diaframma, iniezione e preservativo femminile, solo per citare alcuni metodi anticoncettivi, una scelta appropriata può partire solo dalla consapevolezza. Come rilevato da un’indagine di Sigo, Società italiana di ginecologia e ostetricia, in collaborazione con La pillola senza pillola, progetto educazionale dell’azienda farmaceutica Msd Italia attivo in 12 città italiane, il 68 per cento delle donne non conosce alternative antifecondative diverse dalla pillola, anche se l’84 per cento di loro vorrebbe provare altro.

“Nel nostro Paese c’è una doppia diffidenza nei confronti della contraccezione: etica e di salute – denuncia Elisabetta Canitano, ginecologa e presidente della Onlus Vita di donna – da una parte ritenendo disdicevole la sessualità slegata dalla riproduttività, e in questo l’influenza della Chiesa interviene quotidianamente; dall’altra portando avanti ‘credenze tribali’. Ad esempio non c’è alcuna evidenza scientifica a indicare che la pillola vada di tanto in tanto sospesa perché dannosa – spiega la ginecologa  – solo i medici italiani lo consigliano, con evidenti rischi quali gravidanze indesiderate o aborti”.

“Un altro esempio è il clima che circonda la pillola del giorno dopo. Al momento in circolazione ce ne sono due tipi, la Norlevo, in commercio da diversi anni e per la quale serve la ricetta, e la EllaOne, anche detta dei 5 giorni dopo, vendibile liberamente da pochi mesi anche nel nostro Paese, grazie alla normativa europea. Ogni giorno ricevo telefonate di ragazze alle quali in farmacia viene detto che la EllaOne è pericolosa e che è meglio quella vendibile con prescrizione. E’ falso: tentano solo di creare ostacoli a una scelta personale, di negare alle donne il diritto a programmare la maternità, disconoscendo la legittimità culturale del sesso a scopo ricreativo”, conclude Canitano.

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