Pappagallini & Co. le specie aliene che stanno invadendo l’Italia

Fonte: Repubblica.it – Non solo i volatili colorati, negli anni sono stati introdotti nel nostro paese oltre 2700 tipi di piante e animali esotici. Un numero destinato a crescere che mette in pericolo il nostro ecosistema

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(foto di Andrea Leoni)

PASSERI, merli, pettirossi e usignoli: avvistare uccelli tipici del nostro ecosistema sta diventando sempre più raro. Da Genova a Napoli, da Roma a Cagliari, sono centinaia le colonie di pappagalli che dominano cieli e alberi in città. Grazie a un clima mite, pochi predatori e abbondanza di cibo, si sono diffuse in particolare due famiglie di questi pennuti: i parrocchetti monaci dell’America meridionale, e i parrocchetti dal collare di origine africana.

Ma come sono arrivati nel nostro Paese? “Tutte le popolazioni che vediamo si sono sviluppate da fughe o rilasci di alcuni esemplari tenuti in gabbia nelle nostre case”, spiega Piero Genovesi, responsabile del servizio consulenza faunistica dell’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale). “Lo sviluppo delle specie che non appartengono al nostro ambiente è strettamente legato ai nostri comportamenti, ecco perché è importante non introdurre piante o animali di origine esotica nel nostro habitat e non trasportarne mai da Paesi tropicali”.

I pappagalli sono solo gli ultimi “alieni” di una lunga lista. Sono infatti 2.700 le specie portate dall’uomo in Italia, di cui 1.500 animali. Numeri che crescono insieme all’aumento di commerci, trasporti e turismo in tutte le regioni del globo. Così ogni anno giungono sul territorio 30 nuove specie, in prevalenza da Nord America, Asia settentrionale, Africa e Oceania, e nel mare Mediterraneo molte di esse arrivano dall’Oceano Indiano attraverso il canale di Suez.

Le conseguenze di questo fenomeno sono devastanti: fauna e flora importate sono la prima causa di estinzione di quelle autoctone. Gli uccelli che nidificano sulle isole, ad esempio, non sopravvivono all’arrivo di predatori allogeni come il ratto o il gatto, mentre lo scoiattolo grigio americano sta provocando la scomparsa del nostro scoiattolo rosso. Allo stesso modo i pesci immessi per la pesca nelle acque dolci stanno sterminando le specie locali e i gamberi non nativi, come quello rosso della Luisiana, stanno annientando i gamberi “indigeni”.165849944-a08a68bb-02bd-48d9-96a5-a608e0e9bb09

Inoltre animali ormai insediati da tempo hanno creato problemi all’agricoltura e alla salute: è il caso della nutria, che in un breve periodo ha danneggiato piantagioni e argini, o della zanzara tigre, nociva in quanto vettore di virus. Non è da sottovalutare neanche l’influsso delle piante. Negli ultimi anni l’invasione delle nostre coste da parte del fico degli Ottentotti, pianta sudafricana, sta minacciando l’intero ecosistema costiero, e ruscelli e torrenti sono insidiati dall’espansione di alcuni vegetali acquatici come il giacinto del Sudamerica.

Ma questa non è una tendenza recente. I primi navigatori del Mediterraneo trasportarono con loro animali semi-domestici, come il muflone, di origine medio orientale, portato in Sardegna quasi 10mila anni fa, o il coniglio, che proviene dalla penisola iberica, introdotto in tempi antichi dai romani. Spesso le specie aliene avevano un ruolo ornamentale, come nel caso del fagiano o del daino; altre volte invece arrivavano accidentalmente, trasportate dall’uomo a sua insaputa. E proprio viaggiando nelle stive delle navi i ratti si diffusero in gran parte del mondo.

Secondo Genovesi gli effetti di questa tendenza non sono stati sempre negativi: “Alcune specie aliene sono risultate essenziali per l’uomo, pensiamo all’arrivo della patata o del pomodoro dalle Americhe, o alla coltivazione di frutti tropicali come il kiwi, che indubbiamente sono stati un volano per lo sviluppo agricolo”. E altre che si sono insediate da millenni, come il castagno, di origine asiatica, sono ormai parte integrante dei nostri paesaggi, ma avverte: “È sulle future introduzioni che dobbiamo concentrare i nostri sforzi, prevenendo ulteriori arrivi che potrebbero mettere in pericolo il nostro ambiente e la nostra salute”.

Per tutte le foto questo è il link

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