I biglietti di Ostia Scavi all’azienda sotto processo

Fonte: Repubblica.it – ROMA – Un parcheggio in terra battuta, i bagni semi abbandonati in un container e un piccolo chioschetto per i biglietti: è questo il primo impatto per un visitatore che arriva a Ostia scavi, uno dei cinque siti archeologici più grandi al mondo, con i suoi 88 ettari di estensione e un passato glorioso. Attraversando le sue strade nel I secolo dopo Cristo avremmo osservato gente di ogni colore e religione, assistito a spettacoli teatrali e speso giornate tra terme e biblioteche. Così era la città di Ostium (bocca del fiume): il porto che serviva la Capitale dell’impero romano.

Difficile oggi percepire questi fasti: intere aree giacciono sotto strati di terra e le parti scavate sono spesso sovrastate da radici e erbacce che ne sgretolano pareti – a volte  affrescate – e fondamenta. Un percorso che riesca a evidenziare le diverse zone della vita cittadina di un tempo non è facilmente individuabile: i cartelli non ci sono, o sono illeggibili, o senza collegamenti tra di loro. Le audioguide non sono più disponibili da oltre 2 anni nonostante siano ovunque ancora presenti i cartelli con i numeri da digitare.

Per prenotare le visite guidate bisogna mandare un fax “almeno due-tre settimane prima” – come si legge sul sito  – ma è necessario raggiungere un gruppo di 30 persone. Al costo di due euro, è tuttavia possibile comprare una piccola mappa per tentare di orientarsi. Eppure gli ingressi a questo sito sono in aumento: con 330mila biglietti venduti, il 2013 ha registrato un incremento quasi del 20% rispetto al 2012.

Numerosi i cantieri permanenti, oltre a diverse aree chiuse al pubblico. Accanto a quello che era il Decumano Maximo si erige una transenna che alterna metallo e plastica, lunga qualche decina di metri, con due cartelli, uno che riporta la scritta “Lavori di interventi urgenti delle aree archeologiche”, e uno subito accanto, dove sono riportate le informazioni su quel cantiere: “Cifra stanziata, 500mila euro, responsabile del procedimento: dottoressa Cinzia Morelli (direttore del sito archeologico di Ostia antica, ndr), inizio lavori 24 luglio 2013″. La data di fine lavori non è presente. E non è l’unico cartello di questo genere all’interno del sito.

In tutta l’area non è stato possibile vedere un custode, anche se quelli assunti sono 49, divisi su tre turni, mentre nemmeno nelle zone principali è previsto un sistema di video sorveglianza. Raro anche incontrare giardinieri e spazzini: ci sono solo visitatori, ruderi e campagna. “Il bello di Ostia è proprio questa sintesi tra natura e archeologia”, si giustifica Cinzia Morelli, che spiega: “Le visite guidate? Ci sono, basta prenotarle. Le audioguide? In un’area così vasta non sono molto utili. Brochure più complete? Sì, si potrebbero fare. Maggior pubblicità per portare anche i romani qui? Non serve, vengono lo stesso – prosegue il direttore – Una app da scaricare? Troppo complicato, bisognerebbe dotare di una rete internet l’intero parco. Fondi europei? Purtroppo non abbiamo nessuno che se ne occupi”.

La gara d’appalto per la gestione dei servizi aggiuntivi – caffetteria, tavola calda, bookshop, parcheggio e biglietteria – (bando indetto dalla direzione regionale nel 2009, registrato dalla Sovrintendenza di Roma nel 2010), è stata vinta dal consorzio di imprese Gelmar Novamusa Lazio Scarl. Il presidente del consiglio d’amministrazione è Emilio Giannelli, che con il gruppo Giannelli gestisce anche la caffetteria del Museo nazionale di arte contemporanea e la libreria dell’Auditorium di Roma. La Novamusa invece è stata condannata nella primavera dello scorso anno della Corte dei conti (596 del 6 maggio 2014) a rimborsare 19 milioni di euro, che secondo i magistrati contabili sono stati indebitamente intascati sui biglietti di alcune delle aree archeologiche più importanti della Sicilia. Per questa vicenda nel 2012 l’allora amministratore della società, Gaetano Mercadante, aveva collezionato anche un arresto per peculato. Oggi il processo è stato spostato a Civitavecchia ed è ancora in corso.

Per il servizio ecco il link

La replica della Sovrintendenza

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